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Ha riempito i musei americani di disegni e dipinti contraffatti di artisti importanti, con un sistema efficacissimo: regalarglieli

Nel 1983 l’Unione Sovietica scambiò un’esercitazione militare della NATO per un tentativo di attacco. I missili balistici e le basi militari furono preparate a un attacco preventivo e il mondo si trovò per una settimana molto vicino all’inizio di una guerra nucleare.

Ball don’t lie

Ball don’t lie

Mark Gee - Full Moon Silhouettes

Nella simulazione i cadetti hanno i ruoli di ufficiali di plancia e stanno pattugliando la Zona Neutrale Klingon; viene ricevuta una chiamata di soccorso dall’astronave Kobayashi Maru, una nave da carico civile che aveva colpito una mina gravitazionale. Nei pressi della nave in pericolo, si stanno posizionando anche gli incrociatori Klingon. Il comandante della nave soccorritrice deve decidere se salvare la Kobayashi Maru, violando il trattato con i Klingon entrando nella Zona Neutrale e ingaggiando una battaglia, o abbandonare la nave al suo destino. In entrambi i casi non c’è possibilità di vittoria: il test infatti è stato ideato per mettere alla prova le capacità di comando e il carattere del cadetto in situazioni senza soluzione.

This photo was taken by photographer Jack Bradley and depicts the exact moment this boy, Harold Whittles, hears for the very first time ever

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Il treno espresso numero 56, in servizio sulla linea Granville (Bassa Normandia) – Parigi, quel giorno stava trasportando 131 passeggeri ed era trainato dalla locomotiva 721 di tipo 120, molto comune all’epoca. Attaccati alla locomotiva c’erano due vagoni bagagli e un vagone postale, seguiti da otto carrozze passeggeri e da un ultimo vagone per le valigie. Il treno era in ritardo e per questo motivo il macchinista, Guillaume Marie Pellerin con 19 anni di esperienza, aveva deciso di far andare il treno più veloce – e più a lungo – nel tentativo di recuperare qualche minuto.
(via IlPost)

Il treno espresso numero 56, in servizio sulla linea Granville (Bassa Normandia) – Parigi, quel giorno stava trasportando 131 passeggeri ed era trainato dalla locomotiva 721 di tipo 120, molto comune all’epoca. Attaccati alla locomotiva c’erano due vagoni bagagli e un vagone postale, seguiti da otto carrozze passeggeri e da un ultimo vagone per le valigie. Il treno era in ritardo e per questo motivo il macchinista, Guillaume Marie Pellerin con 19 anni di esperienza, aveva deciso di far andare il treno più veloce – e più a lungo – nel tentativo di recuperare qualche minuto.

(via IlPost)

Fu il celebre giornalista Gianni Brera ad usare per la prima volta, nel 1967, l’espressione “derby d’Italia” per indicare la partita tra Juventus e Inter: solitamente il termine derby viene usato per le partite tra due squadre della stessa città (Inter e Milan o Juventus e Torino, per esempio). Ma la rivalità che ci fu in quegli anni, quelli della partita finita 9 a 1 (nel 1961) e quella che si è riaccesa negli anni recenti tra Juventus e Inter hanno reso l’espressione sinonimo di questa partita, così intensa e sentita dai tifosi da sembrare quella tipica delle sfide cittadine.

Il 2 novembre 1973, 39 anni fa, una donna siciliana scrisse una lettera al marito, emigrato in Germania. La lettera, parte di un carteggio andato smarrito, finì poi tra le mani dello scrittore di Comiso Gesualdo Bufalino, il quale tentò di darne un’interpretazione. Sia la donna che il marito, infatti, erano analfabeti. Per questa ragione la donna, anziché rivolgersi ad uno scrivano come si faceva in questi casi, scelse di esprimersi con una serie di disegnini o pittogrammi, all’interno di un unico foglio bianco e a righe.
(via IlPost)

Il 2 novembre 1973, 39 anni fa, una donna siciliana scrisse una lettera al marito, emigrato in Germania. La lettera, parte di un carteggio andato smarrito, finì poi tra le mani dello scrittore di Comiso Gesualdo Bufalino, il quale tentò di darne un’interpretazione. Sia la donna che il marito, infatti, erano analfabeti. Per questa ragione la donna, anziché rivolgersi ad uno scrivano come si faceva in questi casi, scelse di esprimersi con una serie di disegnini o pittogrammi, all’interno di un unico foglio bianco e a righe.

(via IlPost)